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Dal 4 al 6 Novembre
TEATRO AL PARCO
TUTTO QUELLO CHE SO DEL GRANO
In prima nazionale il 4 e 5 novembre il nuovo spettacolo della compagnia che concepisce il teatro come esperienza dei riti della civiltà contadina, del cibo come relazione umana. Dopo lo spettacolo degustazione di prosciutto e vino offerta da Fratelli Galloni Prosciutti di Parma e Azienda vitivinicola Lamoretti.
Lo spettacolo genera anche un evento collettivo, il 6 novembre, a ingresso libero
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4 e 5 novembre ore 21

Teatro delle Ariette
TUTTO QUELLO CHE SO DEL GRANO
prima nazionale

di Paola Berselli e Stefano Pasquini
con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Stefano Pasquini
scenografia e costumi  Teatro delle Ariette
luci e audio Massimo Nardinocchi
video Stefano Massari 
regia Stefano Pasquini
segreteria organizzativa Irene Bartolini
comunicazione e ufficio stampa Raffaella Ilari

Dopo lo spettacolo degustazione di prosciutto e vino offerta da Fratelli Galloni Prosciutti di Parma e Azienda vitivinicola Lamoretti.

6 novembre ore 18
EVENTO TEATRALE COLLETTIVO in forma laboratoriale
ingresso libero

Nel nuovo spettacolo del Teatro delle Ariette, presentato il 4 e 5 novembre in prima nazionale nella stagione del Teatro delle Briciole, l’intenso racconto del proprio vissuto tra crisi e rinascite, del teatro che si radica alla terra e alle sue leggi, diventa condivisione di un’idea di storia come inizio, del cibo come relazione umana, esperienza dei riti della civiltà contadina, che possono rivivere oggi nel rito del teatro e dove il grano non è altro che simbolo della vita, del futuro e del ritorno all’origine. 
Gli spettatori possono portare da casa un pane, una focaccia, una pizza.

Lo spettacolo genera anche un evento collettivo in forma laboratoriale, a ingresso gratuito, il 6 novembre alle 18, a cui i partecipanti sono invitati a portare, oltre al cibo, anche una lettera, scritta o ricevuta, che stia loro a cuore.

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Una focaccia, una lettera, un uomo e una donna, che vivono insieme da più di trent’anni, coltivano la terra, allevano animali e fanno teatro: questi i soggetti del nuovo lavoro della Compagnia.  Forse la sera prima hanno litigato e per questo l’uomo si sveglia presto e impasta una focaccia per lei, con la farina del grano che hanno coltivato. È da venticinque anni che seminano il grano insieme, così lui decide, nelle pause, tra una lievitazione e l’altra, di scriverle una lettera, una sorta di testamento, per dirle tutto quello che sa del grano, tutto quello che crede di avere imparato o pensa di avere capito. Scrive per lei, perché è un’attrice, per regalarle un monologo così bello da vincere tutti i premi e avere un grande successo, perché lei possa leggere e dire le sue parole di fronte agli spettatori e lui possa, nascosto tra loro, ascoltarle, pronunciate dalla sua voce, ogni sera, per sempre.

‹‹Tutto quello che so può essere niente - scrive il Teatro delle Ariette quest’anno giunto al suo ventennale di attività - E il grano? Alle soglie dei sessant’anni, qualcosa devi pure avere imparato, qualcosa devi sapere, e questo qualcosa non puoi tenerlo per te, perché fai teatro, perché sei un’attrice…“Tutto quello che so del grano” è una sorta di pausa, una meditazione collettiva su quello che sappiamo di noi stessi, dei nostri simili e della terra che abitiamo. Quel “sapere” che cerchiamo, che vogliamo ascoltare e raccontare, non è solo un sapere scientifico. Cerchiamo piuttosto di condividere un sapere intuitivo e sentimentale, che appartiene al campo dell’esperienza materiale: i ricordi, le emozioni, i sentimenti, la farina, l’acqua, il pane e il vino››.

Lo spettacolo è un nuovo percorso di ricerca del Teatro delle Ariette verso un teatro umano e necessario, civile e poetico, che da percorso personale e autobiografico, arriva a trasformarsi in evento teatrale collettivo, che si svolgerà, ad ingresso libero, domenica 6 novembre (ore 18) dove ogni spettatore, con la propria presenza, potrà essere l’artefice di un rito di festa, di morte e rinascita, di semina e raccolto. Quel rito chiamato Teatro. Ai partecipanti sarà richiesto di portare una focaccia, o una pizza, o un pezzo di pane, e una lettera, scritta o ricevuta, che sta particolarmente a cuore.
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