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Largo Otto Marzo, 9/a
43100 Parma (IT)
Dal 16 al 21 Giugno  - 21:30 h.
LADY MACBETH
Film d`autore ammaliante e crudele, in prima visione
Altre Lingue:     

venerdì 21.30 v.o. con sott.
sabato 21.30 italiano
domenica 21.30 italiano
mercoledì 21.30 v.o. con sott.

Lady Macbeth è uno dei personaggi femminili più completi e meglio delineati della drammaturgia shakespeariana: algida e calcolatrice, è tra le poche donne del teatro elisabettiano a rivelare un carattere ferreo e tenace - per quanto, certo, ricco di sfumature negative - a non appiattire se stessa al volere dell`uomo, a non dedicarsi devotamente e mestamente all`amore, ma, al contrario, a fare del compagno di vita una pedina per il raggiungimento dei propri scopi.

Se l’approccio con cui ci si accinge a guardare Lady Macbeth, opera prima di William Oldroyd, già presentata ai festival di Toronto e Torino, è quindi quello di chi desidera ritrovare nella protagonista cinematografica proprio questa essenza conturbante, dura e a tratti folle del character delineato da Shakespeare, sarà impossibile rimanerne delusi.

Adattamento di Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Nikolaj Leskov, il film si rivela fedele alla sceneggiatura teatrale russa (pur trasferendo l`ambientazione nella campagna bretone), ma al contempo riesce a rimanere straordinariamente in tema anche con l’originale Lady Macbeth di penna inglese.

Katherine Lester (impersonata da Florence Pugh), infatti, è donna fredda, egoista, arrivista e crudele per eccellenza. La giovane sposa di Mr. Lester presentata, nel primo spaccato di narrazione, come annoiatissima e considerata da tutti alla stregua del mobilio (nessuno le parla e non deve far altro che eseguire gli ordini del marito), ben presto svela il suo terribile temperamento, tutt`altro che docile. Chiave che apre lo scrigno di Pandora è l`avvio di una relazione con lo stalliere: la donna annoiata e rinchiusa, la vittima di un marito impotente e disattento, trova nella passione travolgente e nel piacere carnale la propria libertà.

Una libertà malata, che fa di lei a sua volta una malattia («a desease», la definisce l`amante), e una carnefice. Si innesca nel racconto così una spirale discendente di omicidi, di bugie, di fredde coperture, che porteranno la protagonista a scagliarsi, in difesa di se stessa, anche contro l`uomo per cui tutto era stato compiuto: Kathrine Lester sceglierà, egoisticamente, sé, prima di chiunque, anche prima dell`amore e delle sue promesse.

Falsa e marcia, come rivela l`abbraccio, visivamente accostato al cavallo in decomposizione, questa Lady Macbeth rivisitata perde i pochi tratti umani del personaggio shakespeariano: niente più rimorso, nessun inconscio senso di colpa che, nella notte, faccia sfregare le mani nel tentativo di lavar via il sangue degli innocenti morti. Solo e soltanto un gelo spietato. Più impulsiva, ancora una volta rispetto alla versione del teatro elisabettiano, Katherine è poi anche meno “mente che muove pedine”: smacchia in prima persona, agisce, uccide con le proprie mani, non dipende dal prossimo neppure nel male.

Eppure, mentre il suo abito - con una scelta stilistica mirabile - si scurisce sempre più nei toni, quasi fosse una rivisitazione del quadro di Dorian Gray, non c`è per lei alcuna redenzione. È una Lady Macbeth che non può trovare nella follia una via di fuga dalle proprie colpe e dai propri reati (e peccati), è fredda crudeltà senza via di scampo. È una perfetta, potenziata, Lady Macbeth shakespeariana.