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Largo Otto Marzo, 9/a
43100 Parma (IT)
Dal 18 al 20 Settembre  - 21:00 h.
MADE IN HONG KONG
Tre giorni con l`imperdibile restauro del film di Fruit Chan
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Esce finalmente in sala la versione restaurata dell’epocale film di Fruit Chan del 1997. All’Edison lunedì 18, martedì 19 e mercoledì 20 alle ore 21.00 in versione originale con sottotitoli

Autumn Moon, Ping e Sylvester sono tre ragazzi difficili delle case popolari di Hong Kong: il primo è un mezzo delinquente abbandonato dal padre, la seconda ha una madre piena di debiti ed è affetta da un tumore che si diffonde rapidamente; Sylvester, invece, ha un ritardo mentale che lo rende sistematicamente lo zimbello dei bulli del quartiere. Moon diventa il capo di questo terzetto accomunato dall`insoddisfazione: quando i tre vengono in possesso della lettera scritta da una ragazza prima di suicidarsi, i loro destini cambiano irreversibilmente.
Molti hanno provato a raccontare il disagio delle periferie e molti hanno provato a raccontare la paura dell`handover, con il ritorno di Hong Kong alla Cina: nessuno è riuscito a farlo come Fruit Chan. 
Girato con avanzi di pellicola provenienti da altri set, attori presi dalla strada e un budget minuscolo, Made in Hong Kong rappresenta lo stato dell`arte del cinema indipendente laddove questo neanche esisteva. Realista per come osserva la miseria oltre l`indigenza di chi vive all`ombra della metropoli e insieme romanzesco per come reinventa personaggi e intrecci in un ambiente caotico e privo di punti di riferimento, Fruit Chan sciocca il mondo per le sue immagini esplosive e per l`urgenza narrativa che le guida. C`è qualcosa di profondamente punk nelle mise di Moon e nel suo atteggiamento iconoclasta, così come nell`incompiutezza della sua "rivoluzione". 
C`è più Taxi Driver che A Better Tomorrow nel DNA di Made in Hong Kong: la parabola del gangster movie giovanilista stile Young and Dangerous, che trasforma il killer mafioso in un teen idol, viene sovvertita, privata di ogni edulcorazione e trasformata in rabbia sociale anarcoide, mentre su tutto aleggia la sensazione di quel che i Sex Pistols avevano sintetizzato con le parole "No Future". E le apparizioni di Susan, la ragazza suicida, in un affascinante flashback bluastro e spettrale, rafforzano la sensazione di un momento di trapasso collettivo incombente. Hong Kong sta per cessare di esistere prima di aver compreso realmente la propria identità: le risposte che non ha ottenuto in lunghi anni, prova a estorcerle in un raptus di furia autodistruttiva. Il discorso di Mao dell`epilogo suona come il più amaro degli epitaffi per una breve, contraddittoria e creativa stagione di libertà.

Emanuele Sacchi, Mymovies