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7 Aprile - 21:00 h.
TEATRO AL PARCO
LA VITA FERMA
Lucia Calamaro, una delle drammaturghe di punta di questi anni, per la prima volta al Teatro al Parco con un dramma di pensiero che riflette con profonda intelligenza sul lutto e sul diritto a non elaborarlo
Altre Lingue:     

Per la prima volta al Teatro al Parco il teatro di Lucia Calamaro, una delle autrici più importanti di questi anni, premiata con l’ Ubu per la drammaturgia. Uno squarcio sulla vita di un padre, una madre e una figlia si traduce in una riflessione profonda sul lutto e sul diritto a non elaborarlo, sulla tragica insostituibilità di ogni oggetto d’amore perso, di ogni persona cara scomparsa. Un “dramma di pensiero” sullo strappo irriducibile tra i vivi e i morti, che il dolore del ricordo è il solo a colmare.

___________
7 aprile ore 21
Sardegna Teatro
LA VITA FERMA. SGUARDI SUL DOLORE DEL RICORDO
(dramma di pensiero in tre atti)

scritto e diretto da Lucia Calamaro
con Riccardo Goretti, Alice Redini, Simona Senzacqua
assistenza alla regia: Camilla Brison
scene e costumi: Lucia Calamaro
contributi pitturali: Marina Haas
accompagnamento e distribuzione internazionale: Francesca Corona
una produzione SardegnaTeatro, Teatro Stabile dell’Umbria e Teatro di Roma
coproduzione Festival d`Automne à Paris / Odéon-Théâtre de l`Europe
in collaborazione con La Chartreuse - Centre national des écritures du spectacle
e il sostegno di Angelo Mai e PAV


I ATTO 50 minuti
II ATTO 60 minuti
III ATTO 35 minuti

NOTE DI REGIA
“ Si domandava cosa fossero i ricordi, questi brandelli di fatti notevoli che non si capiscono piu. Il ricordo rimane indietro e non la smette mai di ripeter quello stesso identico spettacolo che metteva in scena al momento in cui l ‘avevamo lasciato, quando non era ancora un ricordo” (Thomas Bernhard, Gelo)

“ PATHOS : Tonner contre, s insurger. Declarer avec un air hautain que la vraie litterature l ignore. Feliciter un auteur d’avoir su, dans son roman, èviter l’ècueil du pathos. Ecrire : c’est un beau livre, grave. Ajouter aussitôt : mais sans pathos »  (Gustave FLAUBERT, Dictionnaire des ideès reçues)

 
La vita ferma è un dramma di pensiero.
La sua gestazione ha avuto in me i tempi faticosi della rivelazione lenta e sommersa, abbordando quel dramma che il pensiero non sa, non vuole, non può gestire.
Per arrivare a centrarne il “dramma di pensiero” ho buttato via più materiale di quello che resta
Ma il resto, quello che rimane, è per me il punto ultimo di concentrazione di un racconto che accoglie ,sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei morti.
Non la morte dunque,e non il problema del morire e di chi muore, che sappiamo tutti risolversi sotto la  misteriosa campana del nulla, che strangola sul nascere ogni comprensione.
Ma i morti, il loro modo di esistenza in noi e fuori di noi, la loro frammentata frequentazione interiore e soprattutto il rammendo laborioso del loro ricordo sempre cosi poco all’altezza della persona morta, cosi poco fedele a lei e cosi profondamente reinventato da chi invece vive.
E con i morti,una riflessione aperta sul lutto che ne deriva, la cui elaborazione non è detto sia l’unica soluzione, anzi, là dove una certa vulgata psicologizzante di malcerte origini freudiane comanda, esige, impone di assegnare il più velocemente possibile al proprio desiderio un oggetto nuovo per rimpiazzare l’oggetto perso, forse è li che interviene un racconto , anche uno piccolo come questo, pratica del singolare per antonomasia, a sdoganare il diritto di affermare la tragica e radicale insostituibilità di ogni oggetto d’amore perso, di ogni persona cara scomparsa.
Il dramma di pensare o meno ai morti è comunque il dramma di pensiero di chi resta e distribuisce o ritira, senza neanche accorgersene, un esistenza. Di che tipo sia l’esistenza dei morti non saprei dire, ma come predica  Etienne Soreau “Non c’è un’esistenza ideale, l’ideale non è un genere  d’esistenza”
La Vita Ferma è dunque uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque, -padre, madre, figlia- attraverso l’incidente e la perdita. E’ occorso anche qualche inceppo temporale ad uopo, incaricato di amplificare la riflessione sul problema del dolore ricordo e sullo strappo irriducibile  tra i vivi e i morti che questo dolore è comunque il solo a colmare, mentre resiste.Lucia Calama

GLI ATTI

Nel primo atto c’è un trasloco, una casa da svuotare, forzosamente attraversata dallo spettro e il suo voler essere ricordato bene, in quanto unico, insostituibile.
Se non lì, in una casa abbandonata, dove altro avrei potuto metterlo?

Nel secondo una coppia con bambina: Lui, Riccardo,storico e nostalgico fissato con Paul Ricoeur e i sinonimi; Lei Simona, quasi danzatrice e eccentrica fissata col sole e coi vestiti a fiori ; la figlia Alice, da subito troppo sensibile, fissata col voler intorno gente che le parli.Quindi la morte di Simona, dopo protratta e non identificata malattia (non importa come, importa che muoia).

Nel terzo atto c’è un’Alice cresciuta e a sua volta neo-madre  che ritrova il vecchio padre Riccardo, sulla tomba, o quasi, della madre morta anni prima; ragionano non senza conflitti, su quell’assenza anticipata che sempre-e chissà se sempre meno o nel tempo ancora di più- ha marcato una rottura nel racconto illusoriamente prescritto delle loro vite.

 
NOTA BENE
So che in questo racconto, da qualche parte, abita inoltre una riabilitazione più o meno dichiarata di una poetica del pathos.
Questo termine soffre oggi di un discredito generale, si elogia l’“approccio senza pathos” di temi di una gravità impossibile, come se il patetico fosse diventato l’osceno.
Io non sono più d’accordo.  E fosse anche osceno, ne sento il bisogno. Quest’affetto, il pathos, parente feroce di pietà e compassione è secondo me l unico capace di incarnare e raccontare i disastri che compongono in parte una vita e la natura scandalosa e qui sì, oscena, del diktat dell’oblio.Lucia Calamaro

SINOSSI:
La Vita Ferma è uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque - padre, madre, figlia - attraverso l’incidente e la perdita. Una riflessione sul problema del dolore-ricordo, sullo strappo irriducibile tra i vivi e i morti e su questo dolore è comunque il solo a colmare, mentre resiste. Un dramma di pensiero in tre atti che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei defunti.


BIO:
Lucia Calamaro
Dall’Uruguay alla Francia fino all’Italia, è una corsa tra due continenti la carriera di Lucia Calamaro, drammaturga, regista e attrice. Nata a Roma, a tredici anni si trasferisce a Montevideo, seguendo il padre diplomatico. Laureata in Arte e Estetica alla Sorbona di Parigi, oltre all’insegnamento presso l’Universidad Catolica de Montevideo, ha preso parte come attrice e regista in molti spettacoli nella stessa città, e poi a Parigi e soprattutto a Roma, dove dagli inizi collabora ed è sostenuta dalla struttura indipendente Rialto Sant’ Ambrogio.

Fonda l’associazione Malebolge nel 2003 e attraverso di essa dà corpo alla propria scrittura scenica, allestendo i seguenti spettacoli: nel 2003 “Medea, tracce, di Euripide” (adattamento e regia di Lucia Calamaro) e “Woyzeck” (adattamento e regia di Lucia Calamaro); “Guerra” (scritto e diretto da Lucia Calamaro), nel 2004; “Cattivi maestri” (scritto e diretto da Lucia Calamaro), 2005; “Tumore, uno spettacolo desolato” (scritto e diretto da Lucia Calamaro) nel 2006; “Magick, autobiografia della vergogna” (scritto e diretto da Lucia Calamaro ) nell’ambito del progetto “giovani talenti del Teatro di Roma”, Teatro India, 2008. Nel 2011 realizza lo spettacolo “L’origine del mondo, ritratto di un interno” con cui ha vinto 3 premi UBU tra cui miglior nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica. Nel 2012 vince il Premio Enriquez per regia e drammaturgia. Nello stesso anno esce il libro “Il ritorno della Madre”, a cura di Renato Palazzi con Editoria e Spettacolo che raccoglie tre testi: “Tumore, uno spettacolo desolato”, “Magick, autobiografia della vergogna” e “L’Origine del mondo, ritratto di un interno”. Nel 2014 ha debuttato a Roma, al Teatro India,  lo spettacolo "Diario del tempo, l`epopea quotidiana", rimasto incompiuto, prodotto dallo Stabile dell’Umbria e dal Teatro di Roma in collaborazione col Teatro Franco Parenti.

“La vita ferma: sguardi sul dolore del ricordo”,  attualmente in tournée, è la sua ultima creazione.
Ha debuttato a settembre 2016 al Festival di Terni, una produzione Stabile della Sardegna, Stabile dell’Umbria, Angelo Mai Occupato in collaborazione con Théâtre National de l’Odeon, Parigi e Teatro di Roma.
Lucia Calamaro insegna drammaturgia alla scuola Civica Paolo Grassi di Milano dal 2014.
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