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Largo Otto Marzo, 9/a
43100 Parma (IT)
4 Marzo - 20:30 h.
A SINGLE MAN (V.O.)
All`Edison in versione originale il film d`esordio di Tom Ford. Alle 22 ultima proiezione di `Promettilo!` di Kusturica
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A SINGLE MAN
(USA, 2009, 95`)
regia di Tom Ford.
Con Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Mattew Goode
     
Los Angeles, 1962. George Falconer è un uomo solo. Professore inglese di letteratura all`università, George ha perso in un incidente il compagno amato da sedici anni. Incapace di reagire al lutto e all`afflizione, riordina carte, oggetti e sentimenti e decide di togliersi la vita con un colpo di pistola. Proveranno a "ripararlo" e a trattenerlo sul baratro, Charley, una vecchia amica delusa e disillusa, e Kenny, uno studente disponibile e sensibile. Spiegati i missili nucleari a Cuba e puntata l`arma alla tempia, la "crisi" pubblica e privata è destinata a esplodere o a rientrare.
Una cravatta, un paio di gemelli, un paio di scarpe, una lettera, due lettere, un vestito regalato e poi indossato, un libro mai chiuso, un disco ascoltato: oggetti scoperti dalla macchina da presa di Tom Ford, abbandonati nelle inquadrature come indizi, tracce, segni, impronte del destino. Quello di un uomo rimasto solo con ciò che resta di ogni storia e di ogni amore, non il corpo di chi li ha vissuti e consumati, ma le cose che lo hanno messo in comunione con l`altro da sè. Lo stilista statunitense che ha rilanciato le case di moda Gucci e Yves Saint Laurent debutta alla regia, impeccabile come un paio di Oxford lucidate a specchio.

Trasposizione del romanzo omonimo di Christopher Isherwood, A single man è un film di oggetti, colori, spazi, suoni, che funzionano come "luoghi" in cui le vite si incrociano e si separano, in cui il desiderio ha lavorato e continua a lavorare, raccontando dentro un frammento tutte le storie (d`amore) possibili, tutte le storie del mondo. Sospeso dentro l`ultimo giorno di un uomo e dentro la perfezione formale del suo décor, A single man è un mélo intessuto di atti mancati e infiniti (rim)pianti. Fermamente agganciato a un presente che non ha alternative, nel (melo)dramma di Ford la dialettica dei sentimenti resta prigioniera di malinconiche allucinazioni retrò o di fughe in avanti verso un tempo scaduto. Il professore di Colin Firth, portatore di un dolore universale, vive nell`attesa del ricongiungimento all`amato. I due amanti sono corpi a distanza destinati a riunirsi in un bacio e dentro una fotografia che riesce a scolpire i colori anche nel buio e nel fuori fuoco. Il lutto è allora lo spirito della scena, espresso in termini di dolore e obbediente all`imperativo melodrammatico della dismisura, degli eccessi e delle ferite.
 
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