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Dal 2 al 7 Aprile  - 21:15 h.
CINEMA EDISON D'ESSAI
LA BOCCA DEL LUPO
Il film che ha vinto il Festival del Cinema di Torino, la storia d`amore di due "esclusi" in una Genova cambiata per sempre
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Film vincitore del Festival del Cinema di Torino

La bocca del lupo racconta un amore vero tra due veri "irregolari": uno, Vincenzo, che si è fatto un mucchio di anni di carcere e in carcere ha conosciuto, amandola ricambiato, Mary. Si sono aspettati e voluti sin dal tempo del loro incontro dietro le sbarre, quando ancora si mandavano messaggi muti, registrati su cassette nascoste. Genova è testimone del loro incontro ed è lì che ora condividono il loro destino furtivo con i compagni degli abissi nel labirinto di Croce Bianca, via Pré, Sottoripa... nomi antichi di un posto non ancora moderno dove il Novecento si è incagliato come una nave senza ancora.

LA BOCCA DEL LUPO
Regia e fotografia
Pietro Marcello
Interpreti Vincenzo Motta, Mary Monaco
Montaggio e ricerca repertori Sara Fgaier
Suono Manuele Vernillo
ITALIA, 2009, 76`

La bocca del lupo è un film che sfugge alle facili definizioni (un documentario ma anche un melodramma, un film su commissione ma anche d` autore), capace però di conquistare lo spettatore per forza di stile e di idee e di condensare in meno di settanta minuti una storia d` amore e il ritratto di una condizione sociale, la metamorfosi di una città e il susseguirsi del tempo. Grazie alla Fondazione San Marcellino di Genova (la committenza), Pietro Marcello è stato invitato a raccontare non il lavoro che questa compagnia di gesuiti svolge dal 1945 nel sociale, ma il mondo di emarginati a cui rivolge le proprie cure. E dopo aver condiviso a lungo la vita delle zone più misere della città, alle spalle del porto, il regista ha scelto di raccontare la storia d` amore tra Enzo e Mary, un ex carcerato e il transessuale che l` ha aspettato per quasi vent` anni, mentre lui scontava le pene a cui era stato condannato. Lo racconta con lo stile secco del documentario, usando come traccia le cassette registrate che i due si scambiavano invece delle lettere, mentre mostra i cambiamenti che hanno trasformato il volto di Genova, non più il mondo poetico e romantico dei "carugi" cantati da De André ma nemmeno quello industriale e produttivo che costruiva giganteschi transatlantici. Ogni tanto il regista chiede a Enzo di "recitare" in piccole scene, ogni tanto il film sembra "dimenticare" i due protagonisti per inseguire altre facce e altri emarginati. Ma poi tutto si lega in un flusso di immagini e di emozioni che vanno dritte al cuore. E quando nell` ultima parte i due protagonisti si offrono all` obiettivo della cinepresa e raccontano in prima persona la loro storia - l` incontro in carcere, la scoperta del reciproco amore, la vita di lui dietro le sbarre e di lei ad aspettarlo - la forma del documentario viene annullata dall` emozione delle parole e la "confessione" diventa travolgente melodramma. Come sarebbe piaciuto a Pasolini e a Fassbinder: senza mascherare la miseria della realtà ma riscattandola con la passione dei sentimenti.
Il Corriere della Sera, 16 novembre 2009