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43100 Parma (IT)
22 Maggio
BARI, TEATRO KISMET
BABY DON`T CRY
Debutta a Bari il 22 maggio al Festival `Maggio all`infanzia` la nuova produzione che il Teatro delle Briciole ha affidato a Babilonia Teatri, rivelazione teatrale di questi anni. Al centro il tema del piangere.
Altre Lingue:     
22 maggio ore 11.30
Teatro Kismet, Bari



Il Teatro delle Briciole affida una produzione ad una giovane realtà del teatro italiano che si è imposta all’attenzione di pubblico e critica prima vincendo nel 2007 il Premio Scenario con “Made in Italy”, poi rinnovando profondamente il linguaggio della scena con spettacoli che hanno disegnato un ritratto graffiante dell’Italia contemporanea, fino a meritare quest’anno il Premio speciale Ubu, il massimo riconoscimento teatrale italiano.



BABY DON`T CRY

una produzione Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti

progetto di Babilonia Teatri
a cura di Valeria Raimondi ed Enrico Castellani
con Marco Olivieri e Francesco Speri

con la collaborazione di Ilaria Dalle Donne e Vincenzo Todesco
musiche originali di Marco Olivieri
piano luci Babilonia Teatri e Emiliano Curà
scene Babilonia Teatri e Paolo Romanini TdB Lab
montaggio audio Babilonia Teatri/Luca Scotton
illustrazioni Ilaria Dalle Donne
un grazie a tutti i bambini e le insegnanti incontrati

Si piange per paura, per tristezza, per capriccio.
Si piange di gioia. Si piange di felicità. Si piange di rabbia.
Si piange di dolore. Si piange di tristezza. Si piange per amore.
Un pianto disperato. Un pianto liberatorio.
Si ride di chi piange.
Si piange di chi piange. Per chi piange. Con chi piange.
Si piange da soli. Si piange abbracciati.
Le lacrime sono dolci e sono amare.
Gli occhi sono lucidi, sono rossi, sono gonfi.
Le guance bagnate, rigate, salate.
Piangere è da uomini o da donne?
Chi piange più forte?
Chi ha le lacrime più grosse?
Chi usa più fazzoletti?
Dove, come, quando, perchè, con chi si piange? Hai pianto? Piangerai?
Ridere è il suo contrario?

Piangere è consolarsi, sfogarsi, curarsi.
Il pianto ci calma e ci dà sollievo.
Il pianto chiede ascolto, attenzione, calore.

Lo spettacolo racconta della libertà con cui i bambini sono in grado di piangere.
Di parlare del loro pianto.
Di manifestarlo e non nasconderlo.
Di utilizzarlo come lingua, segnale, messaggio.

Baby don`t cry è uno spettacolo che parla delle lacrime.

Il progetto nasce dalla voglia di creare uno spettacolo per ragazzi che affrontasse un tema di cui i bambini hanno una conoscenza e un`esperienza diretta e profonda. Un tema sul quale non avessimo la possibilità di porci su un piano di superiorità rispetto ai bambini, ma di condivisione e confronto. Piangere è un`esperienza che appartiene a tutti, ma che nelle diverse età della nostra vita assume significati e valori diversi. Per noi era interessante rifletterci e farlo con l`ausilio dei bambini.
Prima di realizzare lo spettacolo abbiamo incontrato bambini di età diverse, dalla scuola materna fino alla quinta elementare. Con loro abbiamo parlato di perchè, di quando, di con chi piangono.
Quali sono i motivi che li spingono a piangere. Quali gli obiettivi che piangendo si possono ottenere. Quali le emozioni che si vogliono o si devono manifestare.
Abbiamo scoperto che per i bambini il pianto non è in nessun modo un tabù. E` anzi materia di cui parlano senza nessuna reticenza, cogliendone la necessità e l`importanza.

Lo spettacolo vuole essere una fotografia di quello che è oggi il rapporto dei bambini col pianto.
Abbiamo provato a guardare al tema da punti di vista diversi. Accostandoli per creare una gamma di istantanee capaci di esaurire tutte le sfumature dei colori del pianto. Istantanee che hanno valore anche scisse le une dalle altre, ma che raggiungono il loro bilanciamento solo nell`unità dello spettacolo.
Il lavoro si propone di restituire da una parte il valore assoluto che per noi ha il piangere in quanto strumento di comunicazione. Dall` altro fa emergere le contraddizioni che il nostro mondo crea anche in relazione a un`azione ancestrale come il piangere. I bambini piangono per motivi diversi, anche a seconda delle esperienze di vita che hanno alle spalle. E` un dato che non giudichiamo e che a loro volta i bambini non giudicano. Semplicemente raccontiamo ragioni diverse per cui si può piangere. In questo modo ognuno può trovarsi rispecchiato in quel che vede e vivere lo spettacolo come un qualcosa che lo riguarda direttamente.
Lo spettacolo procede per alternanze di momenti statici e momenti esplosivi, dove i punti di vista di adulti e bambini sembrano rispondersi a distanza. Il tutto è pervaso da una dimensione di gioco e condivisione che si manifesta a volte attraverso l`uso che gli attori fanno del loro corpo e della loro voce sulla scena e altre volte dalla costruzione iperbolica e fantastica dei testi.
Il pianto è ordinario e straordinario insieme. E` quotidiano ed eccezionale, e` consuetudine e stupore. E` disperazione e gioco, spesso è un ibrido dove è difficile scindere tristezza e gioia, necessità e capriccio, felicità e disperazione, realtà e immaginazione. Per restituire tutte le valenze che il piangere porta con sé senza fare in alcun modo una graduatoria delle ragioni migliori facciamo ricorso a tutti gli strumenti che il teatro ci offre: dalle luci alla musica, dalla voce al corpo, dalle parole ai suoni, dalla magia allo svelamento, dai simboli alla meraviglia.

Il risultato è uno spettacolo che parla di bambini e con i bambini, ma che cerca di non trattarli come tali.
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